Da Forza Italia a Povera Italia

Da Forza Italia a Povera Italia, Berlusconi finisce così

25-07-2011di Raniero La Valle

Era cominciata con uno slogan baldanzoso, ottimistico, allegro, “Forza Italia”, che evocava gioie e vittorie, un po’ come la “gioiosa macchina da guerra” del Grande Distruttore Occhetto, e finisce con una esclamazione amara, che sta sulle bocche di tutti, in patria e all’estero, sui giornali e nelle Cancellerie, ed evoca frustrazione, dolore, sconfitte: “Povera Italia!”

L’Italia è diventata più povera nel lungo ciclo berlusconiano, le cui ultime convulsioni, ancora dettate dalla protervia e dall’arroganza di chi in nessun modo vuole lasciare un potere che più non gli compete, riempiono le cronache politiche, giudiziarie ed economiche di queste settimane estive. Ma questa povertà non è solo di denaro, non è solo delle famiglie, delle imprese, dei giovani che vedono isterilirsi il futuro. È una povertà più profonda. Sono le speranze che sono venute meno, è il senso di appartenenza a una stessa comunità politica che sembra perduto, a favore di quella lotta di tutti contro tutti che nell’attuale politica ha il suo modello ed il suo paradigma; è la stima in quanti rendono un servizio pubblico che è entrata in crisi, e non perché essi rubino (la maggior parte non lo fa) ma perché non pensano per niente al pubblico, e perché è passata l’idea che il servizio pubblico – dal capo del governo al funzionario che sta allo sportello – non è che uno dei modi per provvedere ai propri interessi privati. Né la cultura (è stata proclamata la morte di tutte le culture novecentesche) né l’etica (distrutta dal moralismo ed esaurita in pure e semplici petizioni di principio) sono più in grado di esercitare una funzione aggregante: “non c’è più la colla”, diceva già Giuseppe Dossetti.

In tutto questo l’Italia ha cessato di essere felice. Problemi ne ha sempre avuti, ma mai aveva perso il gusto della vita, la gioia di parlarsi, di stare in relazione. Naturalmente non si può dare la colpa al governo, alla maggioranza, alla Confindustria, alla Fiat, alle regioni, alla politica se la gente non è felice. La felicità la politica non la può dare, né gliela si può chiedere senza perdere la libertà. Però l’uomo ha il diritto innato di cercare la felicità (lo diceva anche la Dichiarazione d’indipendenza americana), e compito della Repubblica, come dice la Costituzione al suo articolo 3, è di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono di perseguirla; le effettività dei diritti, al lavoro, allo studio, alla salute, alla casa, non sono la felicità ma sono le vie per cercarla.

L’ideologia della destra al potere in regime bipolare ha radicalmente e in via di principio negato questo ruolo della Repubblica; lo Stato minimo, lo Stato che pezzo per pezzo smonta l’edificio della sicurezza sociale, lo Stato che non mette le mani in tasca ai cittadini ricchi e quelli poveri li manda a mani vuote, non fa spazio alla società, la abbandona. E se poi propone dei modelli di felicità, questi sono miserandi. Per il partito di Berlusconi la felicità sta nel non pagare le tasse, nell’avere giudici rattrappiti perché si possa più facilmente delinquere avendo buoni avvocati, sta nella modalità consumistica del vivere e nella esclusione dal messaggio mediatico e televisivo di ogni traccia di informazione e di cultura; per la Lega nord la felicità sta nella sicurezza, nell’egoismo di razza e di nazione, nella cancellazione dello straniero, e in quel federalismo che consista nel non far uscire i soldi dal Nord e portarvi almeno due ministeri dal Sud.

Sarebbe sbagliato attribuire questo sfacelo a una forza del destino, a un improvviso degrado dello spirito italiano, a un inopinato rovescio economico. L’Italia è stata sciupata con lucida determinazione, anno dopo anno, a partire dalle prime riforme elettorali, a partire dai tentativi di mettere sotto controllo la magistratura prima ancora di Tangentopoli, a partire dai primi attacchi al principio della rappresentanza, a partire dalla pretesa, avanzata già da Cossiga, di liquidare l’impianto costituzionale del ’48 per dar luogo a una seconda Repubblica cesarista ed extraparlamentare.

È un miracolo che dopo vent’anni il lungo lavoro eversivo non sia giunto a compimento, che grandi risorse di democrazia e di solidarietà siano ancora presenti nel Paese, e che la Costituzione possa ancora essere salvata. Ma deve esser chiaro che di questo si tratta quando si discute di bipolarismo, di referendum elettorali, quando, nonostante la prova fallimentare del nuovo sistema, si dice che “non si può tornare indietro”, quando sotto il pretesto di tagliare i costi della politica, si vogliono in realtà abolire i costi della democrazia e quando a sinistra si insiste sulla sciagurata “vocazione maggioritaria” del partito pigliatutto per rendere eterni i governi.

Quella che dobbiamo fare non è una scelta alchemica tra quel tanto di maggioritario o di proporzionale che dovrebbe avere il nuovo sistema elettorale, in un solo turno o due turni, è una scelta di civiltà e di rilegittimazione politica.

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August 1, 2011 at 7:47 pm Leave a comment

Rassegna stampa: oggi sulla Gazzetta

L’articolo dedicato alla presentazione, tenutasi al liceo Romagnosi, del dvd sulla Costituzione  a cura del Grido d’Allarme.

June 9, 2011 at 4:51 pm Leave a comment

Referendum 12-13 giugno

June 7, 2011 at 1:49 pm Leave a comment

Consegna del DVD al Romagnosi

In occasione della prossima ricorrenza del 2 giugno, si è svolta presso il Liceo Classico Romagnosi la consegna al Preside Prof. Campanini, da parte di alcuni rappresentanti dell’Associazione “Grido dall’allarme” dall’Università di Parma, tra cui Umberto Squarcia, Annamaria Cavalli, Bruno Adorni, Carlo Quintelli, di un dvd che riporta la conferenza dal titolo “La Costituzione. Principi, esperienza, trasformazione” tenuta dal Prof. Antonio D’Aloia, Ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Parma, all’auditorium di Banca Monte lo scorso 11 febbraio. I promotori dell’iniziativa, che invieranno nei prossimi giorni lo stesso dvd a tutti i Presidi delle scuole superiori di Parma, sottolineano che i contenuti della conferenza costituiscono un qualificato contributo che si vuole mettere a disposizione della fondamentale attività propedeutica e formativa svolta dai docenti riguardante l’interpretazione e la comprensione dei valori della Carta Costituzionale Italiana. Con l’auspicio che tale azione educativa possa farsi sempre più consistente e condivisa, quale presupposto al mantenimento di un alto profilo civile e democratico a partire dalle più giovani generazioni.
Associazione Grido d’allarme dall’Università di Parma

May 29, 2011 at 9:37 am Leave a comment

Fede e Costituzione

Il tema scelto per la serata, introduce Raniero La Valle, può sembrare provocatorio perchè ricorda l’esperienza profonda della storia del Concilio e della Repubblica, quando iniziarono a incrociarsi mondi diversi e lontani come quello della fede e quello della politica. Quando sorsero i primi tentativi di dialogo di cattolici con i comunisti, il libro di Gozzini, “Dialogo alla prova” fu un segnale importante come pure ebbe un grande rilievo il saluto dell’allora Patriarca di Venezia Cardinale Roncalli al congresso del Partito socialista che si svolgeva nella sua città. Iniziò allora un dibattito ricco fra i giovani ma anche in ampi spazi spirituali e intellettuali, che fu decisivo per il cambiamento verificatosi nel mondo cattolico con il referendum per l’abrogazione del divorzio. Vi fu una campagna elettorale straordinaria con al centro il rapporto tra politica ( regno del relativo) e fede (dell’assoluto), il superamento del concetto di laicità come separazione, la lettera di 100 intellettuali cattolici del “no” e proprio in prossimità del referendum, la lettera di Carlo Carretto, che tornato dal deserto come Piccolo fratello, dichiarava di votare “no” come scelta di amore,.pensando ai nostri immigrati in Belgio che, lasciati soli dalle loro mogli rimaste in Italia, avrebbero potuto costruire una nuova famiglia.

Così anche oggi quando la politica ha smesso di essere pensata e di avere al centro temi forti è importante riprendere il confronto tra Vangelo e Costituzione, anche se, si potrebbe obiettare, può voler dire mettere insieme due debolezze.

Oggi infatti la Costituzione è messa sotto un attacco potentissimo che vuole distruggerne l’impianto per ritornare allo Statuto del Regno, ad una visione di società elitaria, quando la religione era di stato e non c’era la laicità. Oggi infatti la legge elettorale ha sovvertito la volontà popolare, il parlamento è perduto ed è diventato sede di inquinamento perchè il denaro che compra tutto è l’elemento scatenante della vita politica. Di fronte a questa debolezza delle istituzioni, la democrazia non ha gli strumenti per reagire, diventa difficile capire, come sollecitava Dossetti, quanto resta della notte e come affrettare e creare l’aurora.

Vi è quindi il pericolo di perdere le caratteristiche fondamentali della nostra Costituzione, costruita con la divisione e l’equilibrio dei poteri perché la democrazia fosse liberta e pensata, come tutte le Costituzioni del mondo, a tutela dei deboli contro il potere dei forti. Oggi non assistiamo a un conflitto tra i poteri ma al tentativo, usando al massimo il potere esecutivo, mediatico, economico, di assorbire tutti i poteri in uno solo. La legge di riforma della giustizia si propone di cancellare l’autonomia e lo stesso ordine della magistratura, sottoponendo alla legge ordinaria l’obbligatorietà dell’azione penale e l’uso della polizia giudiziaria, mentre il parlamento diventa una funzione del potere esecutivo.

Ma anche la fede è in crisi. Vi è un crescente abbandono che La Valle imputa al fatto di aver perduta la ricchezza del Concilio che ci aveva dato un nuovo annuncio, espresso in modo che gli uomini di oggi possano capire. Il Concilio ci ha fatto comprendere meglio il volto di Dio misericordioso con tutti, affermando che la chiesa universale sussiste nella chiesa cattolica ma non si esaurisce in essa. Così ci ha svelato la ragione profonda della incarnazione e della morte di Gesù per amore e non perché ci fosse bisogno di un sacrificio che ripagasse un dio offeso.

Dobbiamo così riprendere in mano la storia della salvezza e rimettere insieme le due debolezze per fare una grande forza e perché ciascuna, fede e Costituzione, divenga più vera. La fede deve essere inverata nelle condizioni in cui viene organizzata la vita degli uomini oggi, mentre la chiesa deve rinunciare alla nostalgia del potere di cristianità in una condizione di predominio. La Costituzione afferma il pluralismo delle fedi e delle culture ed ha una visione antropologica positiva: l’uomo è in grado di prendere in mano la sua storia. Una visione che il Concilio riafferma per la chiesa perché “Dio ha messo l’uomo in mano al suo consiglio”, lo ha affidato cioè alla sua ragione. E’ questa visione positiva dell’uomo che ritroviamo nella “Pacem in terris”, nello scoprire i segni dei tempi, conquiste degli uomini che sono una anticipazione del regno di Dio sulla terra. Così anche nelle Costituzioni ci sono i contenuti di giustizia che gli uomini hanno conquistato in anni di lotte e che dobbiamo continuare a realizzare perché spetta a noi ogni giorno esercitare il diritto affermato dall’art.49 di concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale.

E’ ancora questa visione diversa, positiva dell’uomo, che per i credenti trova la sua ragione nell’incarnazione di Dio in ogni uomo, che ci muove a costruire la comunità, a vivere la solidarietà, a realizzare la creatibilità e che trova il massimo obiettivo nell’art.11 della Costituzione per creare un ordinamento che assicuri la giustizia e la pace fra le nazioni.

Le sollecitazioni del dibattito consentono a La Valle di affermare che, di fronte al contrasto tra la difesa della chiesa dei principi irrinunciabili e la tolleranza con chi esibisce e sostiene un esempio di famiglia veramente discutibile, la fede ci dovrebbe invece dare la capacità di dire forte “si,si” e “no, no”. Alla stessa stregua ritiene che l’imposizione dei principi irrinunciabili da parte della gerarchia costituisca un ostacolo all’impegno nella vita politica dei cattolici che dovrebbero poter agire in autonomia nel rispetto della loro coscienza e per il bene comune. Una autonomia che viene compromessa dagli interventi di supplenza della chiesa gerarchica, che non considera le responsabilità dei laici promulgando ad esempio a nome dei Vescovi il documento della recente Settimana sociale, che contiene anche indicazioni anche specifiche di carattere tecnico giuridico al di fuori di un ruolo magisteriale o pastorale. Invita infine a rintracciare i valori cristiani all’interno della Costituzione, cominciando dall’art.1 che fonda la Repubblica sul lavoro, che è stato rivalutato da Cristo come impegno dell’uomo alla sua realizzazione per giungere al fondamentale art.3 che comprende i valori di uguaglianza e di giustizia la cui realizzazione sono il fine ultimo dello stato. Così nella Bibbia il Re faceva giustizia al povero e alla vedova ed era partigiano perché sta dalla parte del popolo. Una visione dello stato che dovrebbe connaturare la nostra azione per il bene comune e il futuro dell’Italia.

 

 

Graziano Vallisneri

May 29, 2011 at 9:34 am Leave a comment

Incontro importante

GIORNATA PARMIGIANA DI

RANIERO LA VALLE

 

Martedì 10 maggio 2011

 

ORGANIZZATA DEL GRUPPO “GRIDO D’ALLARME DALL’UNIVERSITA’

 

Alle ore 18

Aula dei Filosofi dell’Università – Parma

Conferenza su: “Fede e Costituzione”

 
 
 

ORGANIZZATA DA GRUPPO

“IL CONCILIO VATICANO II DAVANTI A NOI”:

 

Alle ore 20 15

Hotel Stendhal . cena con Raniero aperta a tutti  previa prenotazione da Claudio 335275627

 

Alle ore 21,15

Hotel Stendhal – Sala Grande – Incontro su:

“La spiritualità dei laici alla luce della Lumen Gentium”

May 8, 2011 at 7:14 pm Leave a comment

Una nuova resistenza per liberare l’Italia

Quando Giuseppe Dossetti il 18 maggio 1994, nel suo ultimo discorso pubblico per ricordare l’amico Giuseppe Lazzati, levava alto il suo grido d’allarme sulle minacce, palesi o occulte, di quegli anni ai valori e all’impianto della Costituzione, tanti democratici risposero dando vita in tutta Italia ai “Comitati per la difesa della Costituzione”. La loro forte azione di vigilanza e testimonianza consentì poi il voto consapevole dei cittadini, per affossare con il referendum la riforma costituzionale del Polo, preparata dai quattro saggi nella baita di Lorenzago.

Anche oggi, come allora, ci troviamo nel mezzo di una drammatica notte in cui il pericolo per la nostra democrazia è ancora più insidioso, perché, senza alcuna modifica legislativa, si stanno sgretolando dall’interno i principi basilari della Costituzione. A partire da quello essenziale per ogni stato liberale e democratico della divisione e dell’equilibrio dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) che, in nome della cosidetta “sovranità popolare”, si vogliono attribuire ad una sola persona, che già detiene un enorme potere mediatico ed economico. Così, con una maggioranza d’accatto, il Presidente del Consiglio occupa il Parlamento, che diventa mero esecutore dei dictat del governo, rivolti in modo prevalente a ridurre o annullare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l’autoritarismo che, al colmo dell’insulto si definisce democratico e che trova le sue cause profonde in primo luogo nella tolleranza tenuta verso il più grande conflitto di interesse, inamissibile in qualsiasi altro paese, che è incarnato dal Presidente del Consiglio con una sovrapposizione costante tra interesse privato e interesse pubblico. Ed ancora, nella legge elettorale, che ha sottratto ai cittadini il diritto di scelta dei propri rappresentanti annullando la responsabilità degli eletti.

Se il principio di rappresentanza politica è svuotato di ogni significato è stato possibile ad una maggioranza numerica, frutto della compravendita di parlamentari, scrivere nelle ultime settimane le pagine più tristi nella storia della nostra Repubblica, votando le leggi “ad personam” per salvare il premier dai suoi processi, senza alcuna vergogna ma con la esibita consapevolezza dei danni che gli atti provocheranno al funzionamento della giustizia e a tante vittime in attesa della condanna dei responsabili di reato.

Così la misura del degrado politico-istituzionale si è colmata e il silenzio pubblico diventerebbe omertoso e complice.

Per questo l’11 aprile 2011, mossi dallo stesso grido d’allarme per le sorti del paese e della democrazia, si sono incontrati, presso la Sede dell’Anpi di Parma, i Rappresentanti di associazioni, movimenti, comitati, sindacati e partiti, che credono nei valori della Costituzione, per mettere insieme idee, iniziative, forze in un patto comune.

Come in una nuova resistenza, metteranno in atto un impegno straordinario per rispondere colpo su colpo agli attacchi contro la Costituzione, per mobilitare le coscienze, per parlare ai giovani, per unire tutte le voci, da quella delle donne di ogni età, provenienza, tessuto sociale, orientamento politico, che hanno saputo risvegliare la coscienza civile del Paese, a quelledei giovani che vogliono liberarsi dalla precarietà, di chi nella scuola, nell’università, nella ricerca, lavora per il futuro, di chi lotta per il diritto del lavoro, di chi crede e testimonia la propria fede nella giustizia e nell’uomo, di tanti uomini e donne di buona volontà che vogliono uscire dal torpore, dalla indifferenza, dal recinto del proprio privato, per assumersi ciascuno le proprie responsabilità verso il paese.

Adesso è il tempo di tornare a lottare per una nuova resistenza e liberare l’Italia.

Fanno parte del Comitato Salviamo la Costituzione, per una nuova resistenza

Movimenti, associazioni e comitati

  • gruppo “Gridodallarme”, costituito da docenti, studenti dell’Università e uomini e donne di cultura di Parma, per la difesa dei diritti della Costituzione, ha raggiunto le 1000 adesioni;

  • Libertà e Giustizia, Circolo di Parma

  • Liberacittadinanza

  • Popolo Viola

April 22, 2011 at 12:36 pm Leave a comment

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